Abbiamo più volte affrontato il tema delle possibili cause dell’obesità, oggi vogliamo approfondire le conclusioni di recenti studi, che affrontano quale sia il ruolo della vitamina D nell’insorgere della malattia.

L’incedere sempre più rapido della diffusione dell’obesità in tutto il mondo è ormai registrato come uno dei più allarmanti casi di epidemia globale. I dati pubblicati a seguito del Congresso Europeo sull’Obesità del 2015, chiamato anche ECO 2015, sono drammatici: l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UK Health Forum preannunciano un’Europa di obesi per il 2030. Se oggi un italiano su tre è obeso, si stima che in quindici anni sarà il 20% della popolazione maschile e il 15% di quella femminile a soffrire di questa malattia.

Questi numeri mostrano l’evidente urgenza di porre un argine alla crescente diffusione dell’obesità: da un lato quindi gli studiosi di tutto il mondo sono alla ricerca di nuovi approcci terapeutici, soprattutto per quanto riguarda nuove metodiche chirurgiche che migliorino in efficacia e diminuiscano in invasività, ma prestano anche molta attenzione a quali possano essere le cause di questa malattia, per tentare un approccio preventivo, prima ancora che di cura.

Abbiamo già avuto modo di approfondire in “Obesità e geni: una malattia ereditaria?” quali siano le risposte che la comunità scientifica ha raccolto per quanto concerne l’origine dell’obesità:

Le risposte fornite dagli studi finora condotti sono molteplici e definiscono come non sia possibile identificare un’unica causa, ma come si tratti invece di una commistione di molteplici fattori. Il peso che fattori genetici detengono nello sviluppo dell’obesità è stimato intorno al 40-70%

Alla luce di questi sforzi nel tentativo di comprendere le cause della malattia, proprio durante il Congresso del 2015 è stato pubblicato uno studio italiano portato avanti dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico che mostra il ruolo della vitamina D nel determinare una condizione di sovrappeso o di obesità.

La vitamina D è sempre più analizzata in relazione all’eccesso di peso e oggi vogliamo proprio approfondire il suo ruolo.

Vitamina D e obesità: scoperto un nuovo legame

 

vitamina-d-obesita

I ricercatori italiani dalla Fondazione IRCCS Ca’ Granda hanno pubblicato uno studio che dimostra come ristabilire corretti livelli di vitamina D possa essere di grande aiuto per ottenere un calo ponderale significativo.

Secondo quanto riportato da un articolo de La Stampa:

[…] riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico del soggetto. Quindi, «tutte le persone obese dovrebbero controllare i propri livelli di vitamina D e, in caso di deficit, assumere supplementi» hanno detto gli autori guidati dalla dottoressa Luisella Vigna, responsabile del centro obesità e lavoro del Dipartimento di Medicina Preventiva, Clinica del lavoro dell’Ospedale Maggiore Policlinico.

In generale si ritiene che i soggetti che presentano bassi livelli di vitamina D siano maggiormente esposti allo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete, cancro e malattie autoimmuni. Per quanto riguarda il possibile legame con l’obesità, gli esperti hanno stabilito come l’incidenza di quest’ultima e quella del deficit di vitamina D seguano andamenti sovrapponibili: i soggetti obesi infatti sono spesso carenti di vitamina D circolante.

Da un lato si ipotizza come la mancanza di vitamina D favorisca l’insorgenza e la progressione dell’obesità, dall’altro al contrario alcuni studiosi ritengono che il grasso in eccesso e una condizione di obesità, soprattutto se di classe II o III, siano la causa del calo dei livelli di vitamina D in circolo. Si ritiene che il recettore per la vitamina D non sia presente solo nei distretti extrarenali ma anche nel tessuto adiposo, che quindi può avere una funzione chiave nella regolazione della produzione di vitamina D.

Tenendo in considerazione queste nuove scoperte, si fa sempre più decisivo, nella cura del paziente, l’intervento di un team multidisciplinare che possa prestare attenzione ad ogni aspetto di questa complessa malattia.