Quando si legge di una condizione così comune e diffusa come l’obesità o il sovrappeso, spesso traspare un po’ di confusione o una certa superficialità, che porta a descrivere una sindrome molto complessa come semplice eccesso di peso.

Soffrire di obesità non significa soltanto avere un elevato peso corporeo, ma soprattutto vivere una condizione spesso invalidante, legata al sorgere di numerose comorbidità e al rapido accorciarsi della aspettativa di vita.

Capire bene di cosa si tratta è fondamentale per inquadrare correttamente il problema, altrimenti cercare delle possibili soluzioni sarà solo uno sforzo infruttuoso.

Un primo elemento da inquadrare, decisivo per fare chiarezza su questa patologia, è la distinzione tra obesità e sovrappeso, due termini spesso usati in modo interscambiabile ma che in realtà vanno ad indicare condizioni molto diverse fra loro.

Sovrappeso o obesità?

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L’indicatore che dobbiamo prendere in considerazione per capire la categoria di peso nel quale il paziente va inserito è l’IMC Indice di Massa Corporea o BMI. Come abbiamo scritto nel nostro approfondimento “Calcola il tuo BMI e scopri come perdere peso”:

Il BMI o “Body Mass Index”, in italiano IMC, Indice di Massa Corporea, è utilizzato come indicatore del peso forma di un individuo: è calcolato come il rapporto tra il peso di un soggetto, espresso in chilogrammi, e il quadrato della sua statura, indicato in metri.

Le categorie entro i quali si può rientrare vanno dal ‘Sottopeso di grado severo’, con un BMI inferiore a 16.5, all’‘Obesità di terzo grado’ o di terza classe, con un BMI superiore a 40.

Spesso vediamo utilizzate espressioni come “l’obesità, a differenza di un semplice sovrappeso…” oppure leggiamo di “normale sovrappeso”: è importante invece sottolineare come il sovrappeso sia già una condizione problematica, dove magari i sintomi non saranno altrettanto evidenti o debilitanti rispetto all’obesità, ma sarà comunque causa di un affaticamento e di un indebolimento del nostro corpo.

La causa del sovrappeso, come anche dell’obesità, è proprio uno squilibrio energetico tra calorie assunte e calorie consumate.

Secondo la classificazione basata sul BMI, si definisce in sovrappeso il paziente con un BMI tra 25 e 30. All’interno di questo range, possiamo ulteriormente suddividere le situazioni in esame tra ‘Sovrappeso di I grado’, con un BMI tra 25 e 26.9, e ‘Sovrappeso di II grado’, con un BMI tra 27 e 29.9.

Quest’ultimo viene considerato come lo stadio pre-obesità: intervenire quando la massa corporea del paziente non ha ancora raggiunto stati critici, potrà agevolare il suo percorso di cura e garantire un maggiore successo nella riacquisizione di uno stato normopeso.

Imparare a riconoscere l’insorgere di problemi di peso e scegliere presto di intraprendere un percorso di trattamento potrà fare la differenza sia nei risultati ottenibili con cure dietologhe e farmacologiche, che nella rapidità con cui il paziente potrà raggiungerli.

È ormai un fatto consolidato che il numero dei soggetti con problemi di peso sia in costante aumento: in Italia si ritiene che siano ogni anno 100000 i nuovi obesi e 200000 le persone in sovrappeso, portando il conto complessivo a un totale di 60% della popolazione affette da tali difficoltà.

Se all’interno del dibattito pubblico si continua a considerare anche il semplice sovrappeso come una condizione normale, solo perché estremamente diffusa e quindi più consueta, si continuerà a fare un grande disservizio a quei soggetti che iniziano a mostrare una tendenza all’aumento di peso e che potrebbero correggere le proprie abitudini sbagliate prima che queste vadano a comportare rischi concreti alla loro salute.

Dieta e attività fisica saranno più semplici da correggere, se la situazione su cui si dovrà intervenire non sarà di obesità grave: il proprio regime alimentare potrà essere modificato senza dover fare grosse rinunce e si potranno scegliere piccoli accorgimenti per garantirsi una vita più sana e meno sedentaria.