L’obesità rappresenta un fenomeno di rilevanza mondiale, tanto da essere definito con il termine “globesity”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità 1,4 miliardi di adulti presentano un eccesso di peso (sovrappeso o obesità) e, in particolare, circa 200 milioni di uomini e 300 milioni di donne sono obesi. Negli ultimi anni si sta assistendo, in Italia, ad un progressivo aumento dei casi di obesità, distribuito tra adulti, adolescenti e bambini.

Recenti dati ISTAT rilevano che in Italia quasi 6 milioni di adulti sono obesi, cioè il 10,3% della popolazione, mentre il 36,6% è in sovrappeso. All’eccesso di peso è inoltre associato l’aumento della morbilità e della mortalità.

In Europa, infatti, il sovrappeso e l’obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete mellito, del 55% dei casi di ipertensione arteriosa e del 35% di casi di cardiopatia ischemica.

Le cause dell’insorgenza e dello sviluppo dell’obesità sono complesse e sono determinate sia da fattori neurobiologici che metabolici, da aspetti psicologici e socio-culturali e comportamentali. È proprio su quest’ultimo aspetto che possiamo avviare un processo di trasformazione profonda delle abitudini. Tra le cause: le porzioni abbondanti dei pasti, l’assunzione sempre più frequente di bevande gassate e zuccherate e di dolciumi in genere,  il consumo frequente di snack, di cibi preconfezionati e/o con panature.  A questo si aggiunge il consueto consumo dei pasti fuori casa e l’adozione di uno stile di vita spesso troppo sedentario.

Negli ultimi anni sono state proposte diverse soluzioni per la riduzione dell’eccesso ponderale: dal ricovero in regime ospedaliero per programmi di rieducazione psico-comportamentale, dietetici e riabilitativi, a terapie farmacologiche che mirano alla ridurre l’assorbimento dei grassi a varie teorie dietetiche pubblicate sui libri .

A fianco di questi approcci clinici sono comparse anche soluzioni meno educative dal punto di vista nutrizionale e improntate sulla perdita di peso in breve tempo o diete “commerciali” pubblicate spesso su riviste.

Sono apparsi inoltre alcuni prodotti o dispositivi, in vendita presso farmacie e parafarmacie, che aiutano a conferire un “miracoloso” senso di sazietà o addirittura la perdita di appetito.

Sicuramente il primo approccio, quello più adeguato, si fonda sulla modificazione delle abitudini alimentari e dello stile di vita: una rieducazione alimentare, attraverso i principi delle linee guida e la piramide alimentare e una regolare attività motoria, strutturata da un professionista.

Tuttavia nessun approccio dietetico, giusto o sbagliato che sia, ha ottenuto finora successo a lungo termine. Fino al 50% dei soggetti obesi trattati con soli accorgimenti dietetici non riesce a mantenere il peso ottenuto e dopo circa 1 anno dall’inizio del trattamento riprende il 30-35% del peso perso.  Per i soggetti affetti da obesità patologica (BMI >40) poi la percentuale scende al 5-10%.

Al momento, di fronte al fallimento di vari trattamenti dietetici e/o in caso di resistenza alla dietoterapia, esistono altre metodiche, sia di tipo chirurgico (bendaggio gastrico, plicatura gastrica, bypass gastrico, sleeve gastrectomy), sia di tipo endoscopico (palloncino endogastrico).

La chirurgia bariatrica (o chirurgia dell’obesità) può essere considerato un trattamento in grado di determinare una perdita di peso significativa nel lungo termine. Da sola non garantisce un’automatica e sicura guarigione, ma può rappresentare un efficace strumento di supporto alla necessità e alla determinazione della persona obesa di perdere l’eccesso di peso e di riuscire a mantenerlo nel lungo periodo, obiettivo quest’ultimo molto difficile da raggiungere con il solo approccio comportamentale-conservativo.