Quando si legge di obesità si incontra spesso il termine sindrome metabolica, ma cosa si vada esattamente ad indicare con questo termine non è sempre chiaro: proviamo dunque a far luce sul suo significato e su cosa comporta.

Con sindrome metabolica viene indicato un gruppo di fattori di rischio legati comunemente a sovrappeso e obesità, che vanno ad aumentare la possibilità di incorrere in ictus, diabete e in patologie che colpiscono l’apparato circolatorio. Si tratta complessivamente di una sindrome grave e molto diffusa.

Questa sindrome comprende un insieme di fattori di rischio cardiovascolare, che uniti vanno a creare un singolo fattore di rischio multiplo per la patologia arteriosclerotica. Ma andiamo con ordine.

Cos’è la sindrome metabolica

obesita-sindrome-metabolica

Per definire questa malattia vengono usati diversi nomi, tra gli altri anche sindrome dell’obesità e sindrome da insulino-resistenza; il termine “metabolica” si riferisce ai processi biochimici coinvolti in un funzionamento regolare del corpo. Perché si possa affermare la presenza della sindrome metabolica, il paziente deve presentare almeno tre di questi fattori di rischio (la presenza anche di uno soltanto costituisce un rischio a sé, ma spesso si presentano insieme):

  • trigliceridi nel sangue superiori a 150 mg/dl;
  • colesterolo HDL sotto i 40 mg/dl per gli uomini e 50 mg/dl per le donne (considerato buono perché riduce l’eventualità di patologie cardiache);
  • pressione alta, ovvero ipertensione arteriosa superiore a 130/85 mmHg;
  • glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl (segno di possibile diabete precoce);
  • circonferenza addominale superiore a 102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne.

Si stima che solo negli Stati Uniti il 15% della popolazione sia affetto da sindrome metabolica, ma si tratta di un dato la cui costante crescita in tutto il mondo è legata a doppio filo alla sempre maggiore diffusione dell’obesità e dei problemi di peso.

Come abbiamo visto in “Obesità e problemi cardiovascolari”, infatti, l’ultimo fattore, ovvero l’eccesso di grasso addominale, è un grande elemento di rischio per le malattie cardiache.

Un’altro dato importante riguarda il grasso stesso, che, soprattutto se addominale, produce sostanze che provocano infiammazione: secondo recenti studi il tessuto adiposo viscerale, ovvero una delle componenti del grasso addominale, funziona come un organo endocrino metabolicamente attivo. Si vengono quindi a produrre sostanze che vanno a colpire vasi sanguigni, cuore, circolazione e aree sensibili, causando un aumento del rischio di patologie cardiovascolari.

Si ritiene che i soggetti dove si riscontra la sindrome metabolica abbiano un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiache e cinque volte maggiore di sviluppare il diabete rispetto a chi non ne presenta i sintomi.

Tra i diversi fattori di rischio individuati, il presentare problemi di peso è il più importante e il più comune: l’elevato livello di insulina nel sangue, causato da uno squilibrato metabolismo di grassi e zuccheri, nei casi più gravi porta al diabete mellito di tipo 2, mentre in quelli più lievi porta alla sindrome metabolica.

Questo stretto legame tra obesità e sindrome metabolica è causa diretta della crescente diffusione di questa malattia non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini e gli adolescenti. Un ulteriore elemento di preoccupazione è dato dal fatto che generalmente la sindrome metabolica risulta quasi asintomatica, e che quindi ci si accorga delle sue gravi conseguenze quando ormai la gestione e la risoluzione diventa più complessa.

Il modo migliore per rispondere all’emergere di complicazioni legate alla sindrome metabolica è sicuramente perdere peso e seguire un regime alimentare corretto ed equilibrato e uno stile di vita attivo. È fondamentale che il paziente sia costantemente seguito da un team di medici esperto: la prima fase di analisi e diagnosi è molto importante, proprio per via dell’asintomaticità tipica dei primi stadi della malattia.