Se prestiamo la giusta attenzione ai numeri, non possiamo avere dubbi: l’obesità è la malattia sociale del XXI secolo.

È ormai già dal 2000 che il numero degli adulti in sovrappeso ha superato quello dei sottopeso, e il divario cresce ogni giorno più ampio. Ad oggi la letteratura scientifica parla di una vera e propria epidemia, che ormai non va a colpire solo i Paesi più ricchi, ma si è diffusa in tutto il mondo.

L’obesità non va considerata come una malattia del singolo, dell’individuo a sé, ma come il risultato di diversi fattori socioeconomici e ambientali: , sono fortemente influenzati dalla nostra società e cultura.

Perché l’obesità è considerata una malattia sociale

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In Italia i più recenti dati Istat ci dicono che 6 milioni di persone sono obese, ovvero 1 persona su 10, mentre 1 su 3 è in sovrappeso. Questo significa che una malattia che molto a lungo è stata ritenuta un problema lontano, ha invece raggiunto numeri drammatici anche in Europa e in Italia, dove crescono i casi di obesità infantile e crescono gli indici di mortalità dovuti alle conseguenze legate all’obesità. Una tale diffusione non può che portarci a definire l’obesità come una malattia in primis sociale.

Nonostante questi numeri siano sempre più diffusi e condivisi, all’interno del dibattito pubblico l’allarme non si è fatto ancora sufficientemente predominante e gli sforzi per promuovere best practice e una nuova cultura alimentare e della persona sono ancora pochi.

Ci basta infatti guardare ai numeri per scoprire che anche in Italia l’obesità e le numerose complicanze che questa comporta causano circa 57 mila decessi ogni anno. Questi dati non sono allarmanti solo perché segnalano l’obesità come una delle principali cause di mortalità del Paese, ma anche perché ci aiutano a valutare l’impatto economico che questa fa ricadere sul Sistema Sanitario Nazionale, sul quale grava per 4,5 miliardi di euro.

Il primo e più comune fronte sul quale si è soliti intervenire è quello individuale: il paziente obeso che acquista consapevolezza sulla propria situazione clinica, sceglie di affrontare un percorso di cura affidandosi a centri specializzati e a medici competenti.

Tuttavia, una tale diffusione della malattia non può essere combattuta caso per caso. Il suo impatto sociale è estremamente determinante e deve essere affrontato ad un livello più ampio, che coinvolga l’intera collettività.

È necessario innanzitutto che a livello sia nazionale che regionale vengano promosse attività di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione.

Nel nostro approfondimento “Combattere l’obesità infantile iniziando da scuola” abbiamo ricordato il ruolo centrale che la scuola gioca nell’educazione alimentare dei bambini:

La scuola anche in questo caso gioca quindi un ruolo decisivo nella formazione ed educazione. È molto importante, infatti, che proprio qui si creino i presupposti ambientali e culturali per insegnare ai bambini l’importanza di una alimentazione sana e di una attività fisica quotidiana. I bambini non devono limitarsi ad adottare buone pratiche quando sono tra le mura scolastiche, ma devono imparare a portare a casa quello che hanno imparato, continuando a seguire questi principi anche all’interno del nucleo familiare.

La scuola da sola però non basta: sensibilizzare le famiglie e i bambini è il primo passo, ma non è sufficiente quando ci si scontra col fatto che l’obesità colpisce principalmente i soggetti adulti. È necessario diffondere la cultura della buona alimentazione, sana ed equilibrata, e trasmettere l’importanza dell’attività fisica.

A livello collettivo è importante far passare il messaggio che l’obesità è una vera e propria malattia, che comporta conseguenze molto serie sulla salute del soggetto e che per essere risolta necessita dell’apporto di un team di specialisti, non di una blanda indicazione di dieta trovata su internet. Diffondere l’importanza ad esempio di seguire una dieta prescritta da un esperto nutrizionista e far conoscere le diverse opzioni terapeutiche a disposizione di chi vuole guarire dalla propria condizione, sono passi importanti che le istituzioni devono svolgere per proteggere la comunità dal dilagare di questa malattia sociale.