L’obesità è una malattia estremamente complessa, che in ogni diverso paziente comporta conseguenze fisiche e psicologiche differenti, ma sempre fortemente debilitanti. Tra le numerose comorbidità croniche connesse ad uno stato di obesità, soprattutto quando questa raggiunge la seconda o terza classe, troviamo più comunemente diabete mellito di tipo 2, problemi cardiovascolari e anche difficoltà respiratorie.

In condizione di obesità grave, infatti, è estremamente comune riscontrare una seria compromissione anche della funzione respiratoria: tra i disturbi più comuni troviamo dispnea, ovvero difficoltà a respirare anche a seguito di uno sforzo lieve (come ad esempio salire le scale o camminare per un tratto breve), russamento notturno, sonnolenza durante il giorno e cianosi cutanea, derivante da una scarsa ossigenazione del sangue.

Le cause principali dell’insorgere di difficoltà respiratorie sono l’aumento di adipe nella zona del collo e del torace, e l’aumento di grasso viscerale, che sappiamo essere infiammatorio. Andiamo dunque ad esaminare nel dettaglio il rapporto tra obesità e problemi all’apparato respiratorio.

L’obesità come causa di difficoltà respiratorie

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Le difficoltà respiratorie sono estremamente comuni in pazienti obesi: il corpo obeso è affaticato e poco allenato, e ogni piccolo sforzo sembra difficile da sopportare. Tuttavia non sono soltanto le ridotte capacità motorie a causare i problemi respiratori.

Il peso in eccesso, e quindi il volume del grasso acquisito, gioca un ruolo fondamentale nell’indebolimento delle meccaniche respiratorie. Il funzionamento del cuore e dei muscoli che permettono il processo di respirazione è fortemente ostacolato principalmente in due modi:

  • il grasso addominale limita il corretto movimento del diaframma;
  • il grasso accumulato nella zona del torace comprime le alte vie respiratorie, limitandone l’espansione.

Queste difficoltà fanno sì che il corpo del soggetto obeso richieda, per portare a termine ogni atto respiratorio, un dispendio energetico superiore a quello del normopeso, causando così un affaticamento di tutto il sistema. Aggiungiamo che questa condizione non si presenta solo quando il corpo è soggetto ad uno sforzo fisico, ma anche quando è a riposo in posizioni in cui questa compressione si fa più sensibile, ovvero quando è seduto o in posizione prona.

Più è grave lo stato di sovrappeso, più diminuisce l’efficacia respiratoria: si riduce così la quantità di aria che va a circolare nei polmoni, causando quindi uno stato di ipoventilazione, che a sua volta porterà ad una riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue (ipossiemia) e un aumento dei livelli di anidride carbonica (ipercapnia).

Quando il soggetto obeso si sdraia, la compressione della massa adiposa addominale sul diaframma peggiorerà la riduzione dell’ossigeno nel sangue, causando quindi apnee notturne. Tra le patologie respiratorie più comuni nei pazienti obesi, troviamo infatti la sindrome da apnea ostruttiva durante il sonno (OSAS o Obstructive Sleep Apnea Syndrome). In questi casi il paziente durante il sonno subisce episodi brevi e improvvisi di ostruzione completa o parziale delle vie aeree superiori, con un aumento dello sforzo respiratorio.

Quando il paziente è soggetto a apnee notturne diviene necessario l’utilizzo di apparecchi meccanici per la ventilazione assistita. Le apnee notturne possono causare ipertensione polmonare, cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa e soprattutto sonnolenza diurna.

Uno stato di obesità influisce anche sull’asma bronchiale, peggiorando le difficoltà respiratorie in generale e i parametri funzionali respiratori. In pazienti con problemi di peso, infatti. l’asma risulta più difficilmente controllabile con i farmaci, che quindi devono essere assunti in quantità nettamente superiori rispetto ai pazienti normopeso.

Una riduzione del peso corporeo attraverso una terapia innanzitutto a base di dieta e attività fisica, e poi di tipo chirurgico nei casi più gravi è dunque fondamentale per garantire al paziente di tornare a respirare senza problemi e a muoversi senza affanno.

Il percorso di cura non deve quindi prescindere da un controllo ad ampio raggio dei diversi aspetti clinici colpiti dalla malattia: sarà infatti necessario un esame accurato sotto la guida di un esperto pneumologo, che garantisca che anche le problematicità legate all’apparato respiratorio siano tenute sotto stretta osservazione.