È stato dimostrato come tra chirurgia bariatrica e diabete esista una importante correlazione.
Se fino a pochi anni fa il diabete mellito di tipo 2 era ritenuto trattabile solo con una terapia farmacologica, dieta ed esercizio fisico, oggi si ritiene che alcuni interventi di chirurgia bariatrica siano molto più efficaci contro questa patologia.

Nel 2016 la International Diabetes Federation ha stabilito che la chirurgia bariatrica debba essere iscritta tra le opzioni canoniche di terapia del diabete di tipo 2 associato a obesità. Nello stesso periodo, come risultato del Diabetes Surgery Summit è stata rilasciata una dichiarazione a nome delle associazioni internazionali sul diabete dove viene sancito che la chirurgia bariatrica deve essere raccomandata nel trattamento di diabete mellito 2 in pazienti con obesità di classe III e II che non hanno ottenuto risultati con diete e terapia farmacologica.

Nel nostro approfondimento “Chirurgia bariatrica: una soluzione alla cura del diabete” ci siamo dedicati al rapporto tra queste due patologie, oggi vogliamo concentrarci nello specifico sul diabete: cosa comporta e come gestirlo.

Che cos’è il diabete?

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Definire il diabete una patologia non è del tutto corretto: si tratta invece di una serie di sindromi croniche, legate ad un’alterazione metabolica conseguente ad un calo di attività dell’insulina.

Il diabete di tipo 1 si manifesta generalmente durante l’infanzia o adolescenza e rientra nella categoria delle malattie autoimmuni: vengono prodotti anticorpi che attaccano le cellule dedicate alla produzione di insulina, che regola a sua volta l’utilizzo del glucosio nelle cellule stesse. In ultimo viene dunque a verificarsi un eccesso di glucosio nel sangue, denominato iperglicemia.

La forma più comune di diabete è però quella del diabete mellito di tipo 2, che interessa il 90% dei casi e si sviluppa solitamente in età matura. In questi casi, o viene prodotta una quantità insufficiente di insulina e non si riescono dunque a soddisfare le necessità dell’organismo, oppure si verifica uno stato di insulino-resistenza, dove l’insulina prodotta non agisce come dovrebbe. Anche in questo caso quindi, si riscontra un elevato livello di glucosio nel sangue, ma l’assorbimento di insulina tramite iniezione non risulta di vitale importanza.

In entrambi i casi si ritiene che le cause siano da rintracciare in fattori ereditari e ambientali; accanto ad essi, l’obesità gioca un ruolo di primo piano nell’incidere sull’insorgenza di diabete di tipo 2. La spiegazione di una tale correlazione è questa: lo zucchero è fondamentale alla sopravvivenza delle cellule e maggiore sarà il numero di cellule da alimentare, maggiore sarà il fabbisogno di insulina. Chi verte in condizioni si obesità, soprattutto se di classe II o III, non produrrà insulina a sufficienza per soddisfare tutte le sue cellule.

A questi fattori si aggiungono anche caratteristiche comportamentali del soggetto: una vita troppo sedentaria, una grande dose di stress quotidiano e la presenza di alcune malattie, portano ad un più elevato fabbisogno di glucosio e richiedono dunque al corpo uno sforzo maggiore nella produzione di insulina.

Il diabete non ha conseguenze immediatamente visibili sul corpo del paziente, e viene spesso diagnosticato casualmente attraverso esami di laboratorio. I sintomi solitamente legati all’insorgere di questa patologia sono sensazione di stanchezza, sete inconsueta, frequente bisogno di urinare, visione offuscata e lenta guarigione delle ferite. 

Per quanto riguarda la dieta consigliata, le nuove linee guida prevedono una distribuzione giornaliera di 50-55% di carboidrati, 30% circa di grassi (meno del 10% devono essere i grassi saturi) e 10-20% di proteine rispetto alle calorie totali. È ritenuto utile inserire delle fibre nella propria dieta, che favoriscono il controllo della glicemia.