Oggi vogliamo approfondire il rapporto tra celiachia e obesità: per anni, infatti, una certa confusione e inconsapevolezza su queste malattie ha portato ad un’interpretazione errata del rapporto che le lega. Gli studi svolti dagli specialisti nell’ultimo periodo ci permettono invece di affrontare la questione, facendo finalmente un po’ di chiarezza.

In primo luogo è importante ricordare come l’obesità sia stata a lungo ritenuta un male che colpisce principalmente i Paesi occidentali, perché più ricchi e caratterizzati da sovrabbondanza alimentare e da una maggiore sedentarietà della vita. In Italia i casi di obesità sono in costante crescita: da ultime ricerche si ritiene che nel nostro Paese più del 40% degli adulti sia in sovrappeso, e più del 10% possa essere classificato come obeso.

Allo stesso tempo, all’interno del dibattito pubblico per anni si è dipinto il tipico paziente celiaco come sottopeso, deperito e anemico: la malattia celiaca veniva infatti chiamata “morbo celiaco” perché comportava uno stato di forte debilitazione ed effetti collaterali piuttosto pesanti. 

Oggi invece gli studiosi forniscono una rilettura del rapporto tra obesità e sensibilità al glutine (gluten sensitivity), legando entrambe ad un comune livello superiore di disturbo, ovvero ad un disequilibrio del microbioma intestinale.

Obesità e celiachia: che rapporto c’è tra queste malattie?

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La medicina contemporanea conferma dunque che l’obesità non debba più essere considerata come una condizione che escluda la diagnosi di celiachia in pazienti che ne mostrano i sintomi. Secondo alcuni studi recenti, infatti, il 40% dei soggetti diagnosticati di celiachia sono allo stesso momento anche in stato di sovrappeso.

Per comprendere come queste due malattie siano connesse tra loro, possiamo rifarci innanzitutto a quello che abbiamo scritto in “Obesità e problemi cardiovascolari”:

Un’altro dato importante riguarda il grasso stesso, che, soprattutto se addominale, produce sostanze che provocano infiammazione: secondo recenti studi il tessuto adiposo viscerale, ovvero una delle componenti del grasso addominale, funziona come un organo endocrino metabolicamente attivo.

Se da un lato l’obesità stimola infiammazione e disturbi endocrinologi, dall’altro la celiachia, come malattia autoimmune, comporta una iper-reazione dell’immunità innata in presenza di glutine: il rapporto tra immunità, ormoni e stati infiammatori costituisce un forte legame tra le due malattie.

Oltre al rapporto fisiologico tra le due malattie, obesità e sensibilità al glutine sono fortemente correlate anche dal punto di vista alimentare.

Nel momento in cui viene diagnosticata la celiachia, il paziente dovrà iniziare a seguire un regime alimentare controllato, eliminando molti cibi e scegliendo prodotti che vadano a sostituire quelli contenenti glutine. Molti di questi alimenti e dei prodotti dietoterapici indicati, sono però ricchi di amidi e carboidrati complessi.

Seguire questa dieta permetterà inoltre all’intestino del celiaco di ristabilizzarsi e riequilibrarsi, acquisendo nuovamente la capacità di assorbire correttamente gli elementi nutritivi, ma anche calorici, presenti nei cibi consumati. Di conseguenza è stato comunemente osservato come limitarsi ad una dieta senza glutine, per chi soffre di questa malattia, porti ad un aumento di peso.

Nei casi in cui il paziente è anche un soggetto sensibile all’aumento di peso, seguire una dieta pensata solo per rispondere alla celiachia potrà quindi condurre al sovrappeso e all’obesità.

Per questo motivo, soprattutto se al paziente viene diagnosticata la celiachia in età infantile, è estremamente importante che la dieta indicata sia accuratamente ponderata da uno specialista in nutrizione, che sappia rispondere alle necessità nutrizionali del celiaco, ma anche al contenimento delle porzioni e dei grassi per chi è in stato di obesità.

In casi in cui l’obesità si presenta in pazienti celiaci, diviene ancor più decisivo l’intervento di un team multi-disciplinare: è fondamentale la collaborazione tra chi si occupa di dieta e nutrizione, che curi dunque la parte metabolico-nutrizionale, e lo specialista in gastroenterologia che dovrà sovrintendere al trattamento clinico della celiachia, al fine di correggere eventuali squilibri qualitativi e quantitativi della dieta.