Abbiamo avuto modo di affrontare il tema caldo dell’ormai estrema diffusione dell’obesità infantile nei paesi occidentali; oggi vogliamo dedicarci invece al rapporto tra obesità e adolescenza.

Come abbiamo notato in “Obesità infantile: quando ricorrere alla visita dal dottore

Secondo l’Oms, nel 2014 i soggetti adulti con obesità patologica grave sono oltre 1,9 miliardi: si tratta di un dato certamente allarmante, ma altrettanto significativo è il numero dei 41 milioni di bambini sotto i 5 anni in sovrappeso o obesi. In Europa il numero dei bambini obesi cresce ogni anno: ad oggi 1 su 3, tra i 6 e i 9 anni rientra in questa casistica.

Se non riconosciuta subito la condizione di obesità nel bambino, e quindi senza un tempestivo intervento di cura attraverso dieta ed esercizio fisico, inevitabilmente questo crescendo diventerà un adolescente obeso, e proprio su questi casi vogliamo concentrarci oggi.

L’adolescenza è una fase molto delicata nella vita di ciascuno: è una momento di crescita, dove il corpo subisce alcuni dei suoi cambiamenti più importanti, segnando il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Vivere questi mutamenti, fisici e psicologici, sarà sicuramente più complesso se il ragazzo vive anche in condizioni di obesità o sovrappeso grave.

Adolescenza e obesità: un rapporto sempre più diffuso

adolescenza-obesita

L’adolescenza è un momento decisivo non solo nello sviluppo fisico, ma anche psicologico di ogni uomo o donna.

In questa fase il corpo abbandona le fattezze del bambino e inizia ad acquisire quelle dell’adulto, e questi cambiamenti sono per loro natura complessi e spesso problematici da affrontare.

Una diversa corporeità e l’emergere di nuove fattezze catturano l’attenzione degli adolescenti, che sono sempre profondamente influenzati dai canoni e dagli stereotipi culturali moderni, caratterizzati oggi da magrezza e un’attenta cura estetica.

Una crescente consapevolezza di quello che è il proprio corpo si accompagna in molti casi anche all’esplicitazione, spesso violenta, di una certa inadeguatezza, e spesso questa viene individuata ad esempio tra i coetanei in stato di obesità.

Uno degli aspetti più rilevanti quando si parla di obesità in adolescenza è proprio quello psicologico: una volta riconosciuta la necessità di sottoporsi ad un trattamento dimagrante, è fondamentale affiancare il giovane paziente ad un esperto psicologo che lo aiuti ad affrontare il percorso intrapreso e ad accettare i cambiamenti che il suo corpo andrà a subire.

Possiamo aggiungere però anche qualche nota sugli aspetti clinici che connotano l’obesità in età adolescenziale.

Una caratteristica particolare di questa fase è la mancanza di una sintomatologia clinica evidente: le comorbidità solitamente associate all’obesità, come ipertensione, problemi cardiovascolari o diabete mellito di tipo 2, compaiono solitamente in età più avanzata.

Questo è il motivo per cui spesso il corretto intervento educativo tarda ad arrivare e non risulta poi sufficientemente efficace per risolvere subito le difficoltà del paziente.

Se associamo la mancanza di sintomi legati alle classiche comorbidità dell’obesità al fatto che la fase di sviluppo viene comunque vista come un momento che possa prevedere alcuni squilibri ormonali e anche un aumento di peso iniziale, possiamo comprendere perché spesso il problema dell’obesità in adolescenza venga sottovalutato.

Questo lascia spesso il ragazzo obeso vittima delle proprie insicurezze: senza comprendere che si tratta di una vera e propria malattia, molto complessa ma anche molto comune, l’adolescente obeso risulta spesso vittima di un forte complesso di inferiorità rispetto ai suoi coetanei, che lo porterà in alcuni casi a scegliere l’isolamento e a respingere l’aiuto necessario, in altri invece a scegliere, con l’obiettivo di farsi accettare dal gruppo, comportamenti, spesso a rischio, di eccessivo conformismo.

Per una corretta terapia dell’obesità su un paziente in adolescenza è quindi imprescindibile l’apporto costante di un supporto psicologico, che deve andare a coinvolgere non solo il ragazzo, ma anche la famiglia.

Senza una chiara comprensione da parte di quest’ultima di quali sono i rischi che l’adolescente corre nel mantenere uno stile di vita sedentario e un regime alimentare squilibrato, ogni intervento non otterrà il riscontro sperato.

A livello più ampio, anche la scuola dovrebbe occuparsi di educare gli studenti all’accettazione e al sostegno, e dovrebbe essere in grado di intervenire quando le famiglie non riescono a riconoscere le difficoltà dell’adolescente.