L’obesità rappresenta un disordine metabolico caratterizzato da un significativo aumento del peso corporeo dovuto ad un eccesso di tessuto adiposo.

È noto che l’obesità è associata a un incremento dell’incidenza di patologie cardiovascolari e di alterazioni metaboliche.

Le condizioni morbose associate all’obesità sono molte e serie, tanto che viene da chiedersi come sia possibile, se esistono dei geni che la favoriscono, che questi siano stati preservati nella evoluzione biologica.
La risposta è che le malattie tipicamente associate alla obesità si verificano solitamente nella seconda metà della vita e quindi per lo più non influenzano le capacità riproduttive. Inoltre, nelle epoche passate, quando la vita media era ben più corta di adesso, non avevano probabilmente nemmeno il tempo di manifestarsi.

Cuore e obesità: i rischi reali

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Le principali condizioni morbose associate con l’obesità di interesse cardiologico sono rappresentate da:

  • Ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa dipende dall’aumento della massa circolante che, a parità di condizioni, tende a spostare verso l’alto i valori della pressione.

  • Diabete mellito tipo 2

Si è visto che negli obesi la sensibilità del tessuto adiposo all’insulina è diminuita e si verifica iperinsulinemia. Inoltre nei soggetti obesi, gli acidi grassi liberati dagli adipociti favoriscono non solo la sintesi di trigliceridi e di colesterolo, ma offrono anche ai muscoli substrati metabolici alternativi rispetto al glucosio, aumentando così i livelli ematici di glicemia. Il sommarsi di questi fattori, in un soggetto geneticamente predisposto, fa si che il diabete mellito si verifichi con particolare facilità.

  • Aterosclerosi accelerata e cardiopatia ischemica

Gli obesi più facilmente presentano iperlipoproteinemie che costituiscono un fattore di rischio per l’aterosclerosi. Si pensa che questo dipenda fondamentalmente dal flusso di acidi grassi che sono liberati dagli adipociti. Questi acidi grassi favoriscono la sintesi di trigliceridi e di colesterolo, con corrispondente aumento del rischio di complicanze aterosclerotiche. Inoltre nei soggetti obesi i livelli di lipoproteine protettive, HDL, sono più bassi che nei pazienti non obesi (forse per il ridotto esercizio fisico). Anche l’ipertensione e il diabete mellito, spesso presenti nei soggetti obesi, contribuiscono ad accrescere il rischio cardiovascolare complessivo.

  • Eventi trombo-embolici

Gli obesi hanno un aumentato rischio di eventuali incidenti tromboembolici. Questo dipende da una diminuita concentrazione ematica dell’antitrombina III, il maggiore anticoagulante endogeno. Non è chiaro perché questa diminuzione avvenga, ma si è dimostrato che la antitrombina III ritorna a valori normali con la riduzione di peso.

  • Sindrome dell’apnea da sonno (detta anche SAS, da Sleep Apnea Syndrome).

Gli obesi russano facilmente quando dormono e più comunemente presentano nel sonno periodi di apnea che durano più di 10 secondi e sono accompagnati da caduta della saturazione di ossigeno nel sangue arterioso. In studi eseguiti su soggetti con obesità particolarmente grave si sono contate anche alcune centinaia di questi episodi di apnea in una singola notte. Durante la ipossiemia determinata dall’apnea si possono verificare aritmie, che sono in grado anche di condurre a morte improvvisa.