All’interno dei nostri approfondimenti sui diversi aspetti che caratterizzano la cura all’obesità abbiamo più volte sottolineato l’importanza fondamentale di una buona nutrizione.

Oggi vogliamo concentrarci sul fenomeno opposto, ovvero sulla malnutrizione, per capire meglio di cosa si tratta e cosa comporta.

Comunemente si associa la malnutrizione alla denutrizione, pensando, erroneamente, che un soggetto malnutrito sia tale per carenza di cibo. In realtà esistono due tipi di malnutrizione: quella per difetto, tipica dei paesi poveri, ma anche quella per eccesso, tipica invece dei paesi ricchi.

Più in generale si definisce un caso di malnutrizione quando si verifica una condizione patologica a causa della quale l’organismo non riceve i diversi nutrienti in proporzioni adeguate. Se l’apporto energetico è inferiore a quello necessario, si tratterò dunque di malnutrizione per difetto, mentre l’iperassunzione calorica definisce quello per eccesso.

A completare questo quadro, possiamo aggiungere che un’ulteriore causa di malattie nutrizionali è anche la cattiva qualità del cibo, o deficienza dietetica qualitativa. Non si tratta quindi solo di una questione quantitativa rispetto alle componenti nutrizionali assunte, ma anche qualitativa: questo elemento è molto importante e spiega perché non possiamo generalizzare affermando che i casi di malnutrizione in difetto sono riscontrabili solo nelle zone più povere del mondo, mentre quelli in eccesso in quelle più ricche e occidentalizzate.

Malnutrizione: cosa significa e cosa comporta

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Possiamo dunque parlare di malnutrizione quando l’organismo del soggetto soffre di deficienza di una o più tra le componenti fondamentali di una corretta dieta alimentare, come ad esempio proteine, aminoacidi, vitamine, sali minerali o acqua. I vari tipi di malnutrizione che vengono a emergere possono inoltre collaborare ad una situazione clinica ancora più complessa, che unisce una malnutrizione primaria (eccesso o carenza di un solo fattore nutrizionale) a malnutrizioni secondarie, che sono invece legate a più fattori. 

I dati registrati dalle agenzie governative internazionali ed emersi all’interno dell’”International symposium on sustainable food systems for healthy diets and improved nutrition” organizzato a Roma nel dicembre 2016 da FAO e Organizzazione Mondiale della Sanità, ci dicono che una persona su tre soffre di una delle diverse forme di malnutrizione possibili: la ricaduta economica sui conti pubblici è stimata intorno ai 3500 miliardi di dollari ogni anno. Non solo si riscontra come circa 800 milioni di persone nel mondo soffrano di fame cronica, ma, estendendo l’analisi alla malnutrizione secondaria, si ritiene anche che siano oltre i due miliardi le persone che nel mondo seguono una dieta sbilanciata e che oltre all’obesità infantile stia crescendo anche il numero di bambini affetti da rachitismo (circa 150 milioni) dovuto ad un’alimentazione inadeguata.

Nella sede di questo importante incontro, l’intervento del direttore generale della Fao José Graziano da Silva è stato molto significativo e ha chiarito l’urgenza di un impegno a livello internazionale da parte degli istituti nazionali di sanità e delle istituzioni. Graziano da Silva ha dichiarato:

«Al mondo una persona su tre è colpita da malnutrizione – intesa come sotto-alimentazione o peso eccessivo e obesità. Nessun paese è immune a questo problema, che ha costi umani, sociali, ambientali ed economici giganteschi»

Sull’impegno della FAO ha affermato che:

«[sarà rivolto ad aiutare i Paesi] ad adottare un approccio di sistema, che intervenga ad ogni stadio della catena alimentare: dalla produzione, alla lavorazione, alla commercializzazione e al consumo. La nutrizione deve essere considerata una questione di interesse pubblico, una responsabilità dello Stato. I consumatori devono essere messi in condizione di poter scegliere cibo e diete sane attraverso sistemi di protezione sociale e sistemi educativi dedicati oltre a pratiche di etichettatura e promozione efficaci ed accurate. […] I governi devono incoraggiare la diversificazione della produzione agricola, promuovere una migliore gestione del raccolto, facilitare l’ accesso ai mercati dei piccoli produttori poveri e garantire la salubrità del cibo»

Un cambiamento nelle scelte alimentari della popolazione deve essere l’obiettivo verso cui la società deve incamminarsi: si tratta di un intervento necessario e urgente, che miri a rivoluzionare, a livello globale, l’approccio di ciascuno verso l’alimentazione.