Come abbiamo visto nel nostro primo approfondimento “Chirurgia bariatrica Milano: le 3 tecniche chirurgiche più innovative di intervento per dimagrire

La chirurgia bariatrica è quella branca della medicina chirurgica che si occupa di patologie legate all’obesità, offrendo trattamenti che riducono l’assunzione o l’assorbimento del cibo e sono quindi in grado di determinare una perdita di peso che sia significativa sul lungo periodo.

Dai primi anni ’50 e ’60, quando sono state sperimentate le prime tecniche chirurgiche di bypass gastrico, ad oggi, la chirurgia bariatrica ha fatto enormi passi avanti nello sviluppo di nuove e più efficaci tecnologie operatorie, cha abbiano minori conseguenze post operatorie sulla vita dei pazienti e allo stesso tempo un maggior impatto rispetto ad una perdita di peso duratura.

Tra le diverse tecniche a disposizione di pazienti che presentano obesità grave, e quindi che hanno un BMI superiore a 35, le più comuni sono sicuramente quelle che tentano un approccio gastrorestrittivo, che quindi riducono la capacità gastrica limitando l’introduzione di cibo nello stomaco, come nel caso del bendaggio gastrico regolabile, la gastroplastica verticale o la sleeve gastrectomy, e le tecniche che puntano sul ridurre l’assorbimento del cibo e dell’energia (interventi malassorbitivi), come ad esempio la diversione biliopancreatica.

Chirurgia bariatrica: la tecnica EndoBarrier

endobarrier

Recenti studi hanno dimostrato che l’intervento di chirurgia bariatrica ha un effetto fortemente benefico non solo sull’obesità patologica dei pazienti, ma anche sul diabete mellito di tipo 2, perché permettono un miglioramento del controllo della glicemia.

Una tecnica chirurgica particolarmente efficace soprattutto verso pazienti che presentano diabete di tipo 2, è l’EndoBarrier.

Questo sistema consiste nell’introduzione, attraverso la bocca, di un tubo impermeabile e flessibile di 60 centimetri all’interno del duodeno del paziente, che viene poi fissato al bulbo duodenale con delle piccole ancore metalliche. Questo tubo crea una barriera tra il cibo ingerito e la mucosa intestinale, inibendo così l’assorbimento del cibo e alterando la produzione di insulina. La procedura viene portata a termine in meno di un’ora e prevede un’anestesia totale.

Poiché le ancore utilizzate nel fissaggio possono creare un’erosione, il tubo può restare inserito fino a 12 mesi, ma è stato riscontrato come dopo un anno di trattamento, il paziente ha più possibilità di mantenere il calo di peso subito.

Escludendo la parte superiore dell’intestino tenue dal processo di digestione, il corpo sarà portato a reagire diversamente al cibo che viene ingerito. Dati clinici dimostrano che la terapia EndoBarrier ha un profondo effetto sugli ormoni chiave nel processo di produzione dell’insulina, sul metabolismo del glucosio, sul senso di sazietà nel paziente e sulla sua capacità di assorbire gli alimenti, il paziente si sentirà, infatti, più pieno dopo aver ingerito una quantità di cibo inferiore.

I vantaggi di una tale tecnica sono molteplici: in primo luogo, essendo un trattamento endoscopico permette un recupero più veloce, che renderà possibile al paziente lasciare l’ospedale entro 48/72 ore.

Si tratta inoltre di una procedura reversibile: poiché il tubo, in caso di complicanze o difficoltà può essere rimosso prima dello scadere del periodo prefissato. Richiedendo un minor utilizzo di farmaci, una degenza ridotta e nessun periodo in terapia intensiva, risulta in ultimo un trattamento più economico, per il paziente e per la struttura ospedaliera.

Come abbiamo detto, questa innovativa tecnica chirurgica si sta dimostrando particolarmente utile nel trattamento di pazienti che, oltre ad una grave forma di obesità, sono affetti da diabete mellito di tipo 2, soprattutto in quei casi in cui i trattamenti sono divenuti ormai inefficaci e i rischi di complicazioni sono alti.

Attualmente l’EndoBarrier è utilizzato con successo nei migliori centri sperimentali europei. In Italia il dott. Formiga del Milan Obesity Center è il primo chirurgo ad impiegare questa tecnica, aprendo così le porte per una cura estremamente efficace e meno invasiva per l’obesità patologica.