Per definizione il diabete mellito di tipo 2 è:

una malattia metabolica caratterizzata da un deficit di secrezione di insulina, ovvero da una produzione di insulina insufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo, oppure dall’insulino-resistenza, dove l’insulina prodotta non agisce come dovrebbe. Il risultato di questi deficit è un incremento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia).

Si tratta della forma di diabete più frequente, in particolare tra soggetti di età matura, e si distingue dal diabete di tipo 1 perché non rende chi ne soffre dipendente dall’iniezione di insulina esterna.

Le cause di questa forma di diabete sono rintracciate solitamente in fattori ereditari e ambientali.

Oltre a una vita sedentaria, stress e alcune malattie, l’obesità del soggetto è una condizione che favorisce grandemente l’insorgere di deficit di insulina: poiché le cellule necessitano di zuccheri, più alto è il numero di cellule da alimentare, maggiore sarà la richiesta di insulina da parte dell’organismo e quella prodotta dai pazienti affetti da obesità non risulta essere sufficiente.

Il legame tra questa patologia e obesità è sancito anche dal fatto che i tassi di diabete sono progressivamente aumentati negli ultimi decenni e questa crescita è corsa parallela a quella dei casi di obesità.

Curare il diabete grazie alla chirurgia bariatrica

diabete-chirurgia-bariatrica

Generalmente il diabete mellito di tipo 2 è considerata una patologia irreversibile, che è possibile tenere sotto controllo con una terapia farmacologica ma non risolvere completamente.

La terapia medica convenzionale per affrontare casi di diabete comprende dieta, esercizio fisico, farmaci ipoglicemizzati orali e in alcuni casi insulina.

Nuovi studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato però che la chirurgia bariatrica risulta particolarmente efficace come trattamento del diabete, quando originato da obesità grave, anche e soprattutto sul lungo termine.

Un importante studio eseguito in collaborazione dall’Università Cattolica, dal Policlinico A. Gemelli di Roma e dal King’s College di Londra, pubblicato su The Lancet, ha documentato per la prima volta i risultati positivi su casi di diabete di tipo 2 a 5 anni dall’intervento di chirurgia bariatrica.

In precedenza, altri studi avevano stabilito un miglioramento sul breve termine, quindi a 1-2 anni dall’operazione, e il diabete è divenuto uno dei principali fattori presi in considerazione nella scelta del trattamento chirurgico.

Questo studio più recente ha stabilito per la prima volta un effetto positivo proprio sul lungo termine: indipendentemente dalla remissione di malattia, i pazienti chirurgici hanno mantenuto livelli di glicemia inferiori e hanno necessitato un numero minore di farmaci anti-diabetici.

Gli interventi più comunemente utilizzati per svolgere questi studi sono di tipo malassorbitivo, nello specifico il bypass gastrico e la diversione biliopancreatica; spesso l’intervento chirurgico viene sconsigliato al paziente diabetico per le possibili complicanze post operatorie e perché risultano ad ogni modo molto più invasivi rispetto alle classiche terapie mediche convenzionali.

Nel nostro centro visita anche il dr. Federico Usuelli che pubblicò sul suo sito un interessante articolo che dimostrava come i pazienti affetti da diabete possano essere buoni candidati per l’intervento di protesi di caviglia.

Grazie a questi nuovi metodi di intervento i pazienti diabetici potranno scegliere con maggiore libertà la chirurgia bariatrica come soluzione alla loro patologia: ne otterranno un miglioramento delle condizioni cliniche, senza incorrere in gravi rischi operatori.