Il BMI o “Body Mass Index”, in italiano IMC, Indice di Massa Corporea, è utilizzato come indicatore del peso forma di un individuo: è calcolato come il rapporto tra il peso di un soggetto, espresso in chilogrammi, e il quadrato della sua statura, indicato in metri.

Dopo che lo studioso di statistica Adolphe Quetelet ne definì le basi agli inizi degli anni ’30 del 1800, il termine BMI fu ufficialmente introdotto dal fisiologo Ancel Keys nel 1972. La sua crescente popolarità, dovuta anche all’estrema semplicità di calcolo, ha reso il BMI un valore largamente utilizzato nelle diagnosi preliminari di patologie legate al peso. Possiamo infatti individuare quanto il nostro peso disti da quello ideale, definito come quello stato in cui l’individuo ha, statisticamente, meno possibilità di ammalarsi.

Una volta ottenuto il BMI, possiamo confrontare questo valore con una categorizzazione delle classi di peso così definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità:

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Nonostante questa tabella non distingua tra uomo e donna, generalmente si considera normopeso un uomo tra i 18 e i 24 anni con BMI tra 20 e 25. Per quanto riguarda le donne della stessa fascia di età, invece, la forbice da tenere in considerazione per un peso regolare è quella dei risultati tra 19 e 24.

Negli anni è emerso come sia più opportuno considerare il BMI come un valore più che altro orientativo, perché non è in grado di considerare ogni aspetto della struttura corporea di un individuo, primo fra tutti, non calcola l’importanza della massa priva di grasso.

Questo calcolo, ad esempio, non tiene conto di alcuni aspetti che definiscono le caratteristiche fisiche di individui particolarmente muscolosi o robusti, classificati generalmente sovrappeso ma con una massa grassa regolare; oppure può sottostimare la valutazione del peso corporeo nel caso di individui particolarmente esili o di statura bassa.

Per questo motivo, è necessario integrare il BMI con una stima della costituzione ossea (spessore dei segmenti scheletrici) e del tipo morfologico (rapporto tra la grossezza delle ossa e la statura) del soggetto in analisi.

Calcolare il BMI: scopri come perdere peso

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Le categorie individuate sono basate sulla relazione tra il peso corporeo degli individui e le patologie legate proprio a quest’ultimo, come diabete di tipo 2, ipertensione, osteoartrite, coronaropatia, infarto e altre.

Tenendo in considerazione quanto abbiamo detto sul valore principalmente indicativo di questo dato, il BMI può comunque essere uno strumento utile al servizio di chi vuole avere un’indicazione sulla propria massa corporea e tenere sotto controllo il proprio peso.

In base alla categoria nella quale si rientra, possiamo decidere se intraprendere un percorso di dieta o di controllo alimentare che vada nella direzione della perdita, come dell’aumento di peso. Il rischio, soprattutto per chi risulta sottopeso o sovrappeso, è quello di considerare regolare la propria condizione e quindi non intervenire sullo stile di vita e alimentare fino a quel momento seguito. Tenendo in considerazione il BMI e possiamo farci un’idea di quanto consistenti debbano essere le modifiche da apportare alle nostre abitudini.

Fissare degli obiettivi precisi rispetto al peso che si vuole raggiungere inizia sempre con una prima esplorazione da parte del paziente stesso, e utilizzare il BMI come indicatore di riferimento si rivela quindi un primo passaggio utile.

In situazioni di discostamento medio dal peso normale, possiamo poi scegliere di consultare un esperto nutrizionista, che ci dia indicazioni sul regime alimentare più appropriato da seguire, su quante calorie consumare nell’arco della giornata, su che cibi scegliere. Naturalmente, ogni prescrizione di questo genere deve essere accompagnata da una regolare attività fisica.

Se invece il BMI rivela una situazione di obesità, l’intervento di uno specialista non sarà solo consigliato ma sarà necessario, in quanto si tratta di una patologia che causa gravi conseguenze all’organismo.

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